È solo una delle tante gatte randagie di Parigi quando viene catturata e venduta al centro di ricerche di medicina aeronautica, ma il suo destino è diverso da quello di tutte le altre. Non finirà in un laboratorio, ma dove nessun altro gatto è stato prima o dopo di lei. È Félicette, l’unica gatta ad aver viaggiato nello spazio.
Siamo all’inizio degli anni Sessanta. Il programma missilistico francese Véronique, lontanamente derivato dai razzi tedeschi V-2 della seconda guerra mondiale, viene applicato alle ricerche biologiche. Nel 1961 il Paese di De Gaulle diventa il terzo al mondo a inviare animali oltre la linea di Kármán con il ratto Hector, seguito da altri animali della stessa specie. Il programma decide poi di passare a un mammifero più grande e la scelta ricade sul gatto, sia perché la neurofisiologia felina è ben documentata in letteratura, sia perché la ridotta capacità di carico impedisce di passare ad animali più grandi.
Nel 1963 il centro di medicina aeronautica di Parigi acquista quattordici gatte femmine, scelte per il temperamento più tranquillo. Gli animali non ricevono alcun nome, soltanto delle sigle, per evitare che il personale si affezioni a loro. Vengono sottoposti a una dura serie di prove che comprende centrifuga per le forti accelerazioni, sedia a tre assi, esposizione a rumori di lancio simulati, prove di confinamento nel contenitore e di tolleranza al telo di contenzione. Ogni gatta subisce l'impianto chirurgico permanente di elettrodi nel cranio per misurare l'attività neurologica.
Il 17 ottobre 1963 viene scelta per il lancio una piccola gatta bianca e nera di due chili e mezzo, sigla C341, selezionata per la calma e la massa ridotta, con una candidata di riserva pronta a sostituirla in caso di necessità. Nove elettrodi le sono stati impiantati nel cranio, mentre altri sono fissati al corpo per monitorare l'attività cardiaca e due microfoni ne sorvegliano la respirazione.
Il volo avviene il giorno successivo dalla base di Hammaguir, nell’Algeria che da appena un anno è diventata indipendente. Durante l’ascesa la gatta subisce un’accelerazione di 9,5 g, più del doppio di quella sperimentata dagli astronauti del programma Apollo. La traiettoria supera i 150 km, ampiamente al di sopra del confine convenzionale con lo spazio, posto a 100 km di quota. Il volo dura meno di un quarto d’ora e poco dopo la gatta viene recuperata viva e illesa. Soltanto dopo il successo della missione la stampa, scambiandola per un maschio, la battezza “Félix”, come il famoso gatto bianco e nero dei cartoni animati. Il suo nome verrà poi corretto con la versione femminile.
Qui inizia la parte peggiore del racconto. Due mesi dopo il volo Félicette viene soppressa per studiarne il cervello. Una crudeltà inutile, perché i risultati scientifici si rivelano molto inferiori al previsto. Sei giorni più tardi viene lanciata una seconda gatta, rimasta anonima, che però muore a causa di una traiettoria errata. Non sono più fortunate le altre gatte del programma, che vengono soppresse, tranne una, adottata con il nome di Scoubidou come mascotte del laboratorio.
Quella di Félicette non è una delle pagine più gloriose nella storia dello spazio e infatti rimane pressoché dimenticata per più di mezzo secolo: soltanto nel 2017 il pubblicitario londinese Matthew Serge Guy la scopre e lancia una campagna Kickstarter intitolata "Una statua per Félicette". L'iniziativa raccoglie circa 40.000 sterline e la scultrice Gill Parker realizza una statua in bronzo alta circa un metro e settanta centimetri che raffigura Félicette seduta sul globo terrestre, con lo sguardo rivolto verso il cielo. Dopo varie difficoltà nel trovare una collocazione permanente, la statua viene infine inaugurata nel dicembre 2019 presso l'International Space University, nei pressi di Strasburgo, dove si trova ancora oggi.

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