Condannato per i commenti dei suoi follower. Il caso del giornalista Fabio Butera ci riguarda tutti

Condannato per i commenti dei suoi follower. Il caso del giornalista Fabio Butera ci riguarda tutti

La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello e ha condannato il giornalista Fabio Butera a pagare 23mila euro (più spese e interessi legali) al giornalista Valentino Gonzato, per non avere rimosso tempestivamente, dalla propria pagina Facebook, i commenti diffamatori scritti da altri contro quest’ultimo.

Nell’agosto 2018, il Giornale di Vicenza aveva pubblicato un articolo a firma Gonzato secondo cui alcuni richiedenti asilo avrebbero protestato perché nel centro che li ospitava non potevano vedere Sky. La vicenda, rilanciata da Matteo Salvini, era rapidamente diventata un caso politico. Butera, giornalista freelance, dopo avere svolto alcuni accertamenti presso la Questura e la Prefettura, nonché contattato l’autore dell’articolo, aveva pubblicato su Facebook un post nel quale ne metteva in dubbio la fondatezza. Sotto il suo post erano comparsi numerosi commenti offensivi contro Gonzato. Il Tribunale di Verona aveva escluso che il post fosse diffamatorio – riguardava una questione di interesse pubblico ed era sorretto dalle verifiche compiute – ma aveva condannato Butera a pagare 23mila euro per non avere cancellato i commenti offensivi di altri utenti.

Dopo la pronuncia della Suprema corte sul caso di Fabio Butera, la libertà di espressione online sembra più limitata: il giornalista è stato condannato per i commenti diffamatori lasciati da altri sotto il suo post e non rimossi tempestivamente. Il rischio è che il timore di rispondere delle parole altrui trasformi ogni utente in un moderatore permanente delle proprie pagine, fino a far scomparire le opinioni scomode e il confronto pubblico.

https://www.valigiablu.it/butera-responsabilita-commenti-social-cassazione/

@giornalismo

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