Da Morti di Lavoro

Da Morti di Lavoro

MADDAI…
Mercoledì 29 luglio è ricomparsa Marina Elvira Calderone. La data non rimarrà nella storia, perché la ministra del Lavoro (per così dire, dal momento che di mestiere fa la capa dei consulenti aziendali, incarico ceduto al marito perché sennò pareva brutto), ha fatto una delle sue apparizioni stile madonna pellegrina in Parlamento. Dove davanti alle commissioni Lavoro e Agricoltura della Camera ha impapocchiato un po’ di numeri, ha elogiato se stessa e il governo Meloni perché tutto va meravigliosamente bene e poi è sparita nuovamente. Non gliene facciamo una colpa, da una ministra fantasma non si possono pretendere gli effetti speciali.

Però non dovrebbe mai superare il limite del ridicolo. E invece, a proposito dei malori e delle morti legati alle ondate di calore, con la faccia seria ha detto che “con la piattaforma Worklimate, il tasso di infortunio nel settore agricolo è risultato inferiore del 25% rispetto alle regioni prive di tali misure, a conferma dell'effetto protettivo delle limitazioni temporanee delle attività nelle giornate a maggior rischio di stress termico. È la dimostrazione che l'integrazione tra ricerca scientifica, sistemi di allerta e strumenti normativi rappresenta una strategia efficace di adattamento agli effetti del cambiamento climatico nel mondo del lavoro".

Detta così verrebbe da complimentarsi, se non altro per la puntigliosità con la quale è andata a cercarsi dati ancora inesistenti (l’Inail è ferma ai numeri di maggio). Una domanda però sorge spontanea: la ministra sa quante sono le regioni che non hanno adottato ordinanze contro il caldo? Glielo diciamo noi: due (2), cioè Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, che è organizzata in province autonome. Visto che una domanda tira l’altra: sa quanti sono i lavoratori agricoli in quelle regioni? Poco più di 50.000. E sa quanti sono gli occupati nell’agricoltura in Italia? Circa un milione e mezzo tra autonomi e dipendenti, cui si aggiungono non meno di 300.000 lavoratori in nero. Insomma, sulla base di dati non noti la ministra è riuscita a fare un confronto tra un insieme di 50.000 lavoratori e un altro che supera 1.700.000, dove nel primo si vive all’inferno e nel secondo nel paese del Bengodi. Bisognerebbe raccontarlo ai 24 lavoratori agricoli morti nel mese di luglio (2 i Trentino Alto Adige, nessuno in Valle d’Aosta, dove quest’anno non si sono registrati incidenti mortali, in nessun settore), 5 dei quali per malori legati alle alte temperature.

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