L'AI decifra un codice della Prima guerra mondiale risalente a 108 anni fa, utilizzando una chiave nota che gli esseri umani avevano trascurato
Immagine creata con AI
Per oltre un secolo, un messaggio composto da 170 lettere è rimasto di fatto incomprensibile. Non perché il metodo di crittografia (il codice ADFGVX utilizzato dalle forze tedesche) fosse sconosciuto, ma perché i ricercatori non riuscivano a trovare la “chiave” specifica per riordinare correttamente i caratteri.
Fino ad ora.
Uno sviluppatore noto come “Prinz” sostiene di aver decifrato il messaggio inviato il 27 novembre 1918 utilizzando GPT-6 Astra (l’ultimo modello di OpenAI). La scoperta è affascinante non perché l’IA abbia inventato un nuovo metodo crittografico, ma perché ha trovato una soluzione che gli esseri umani avevano sistematicamente escluso.
Il colpo di scena: la chiave utilizzata era la parola tedesca Truppenverschiebung (“spostamento di truppe”).
Gli storici conoscevano già questa parola, ma l’avevano associata solo alle comunicazioni inviate dopo il 9 dicembre 1918.
Poiché il messaggio era stato inviato due settimane prima di quella data, i ricercatori avevano supposto che la chiave non potesse essere applicabile.
L’IA, ignorando il pregiudizio storico, ha testato la combinazione e ci è riuscita.
Il messaggio decifrato: una volta decifrato, il messaggio ha rivelato un avvertimento sui movimenti navali alleati a Sebastopoli: un incrociatore inglese in arrivo il 24 novembre; una squadriglia alleata di rinforzo in arrivo il 26 novembre.
Queste date corrispondono perfettamente ai registri ufficiali della HMS Canterbury, confermando la correttezza della decrittazione.
Non si tratta solo di un vecchio telegramma. Se confermato da crittoanalisti indipendenti, ciò suggerisce che l’#AI potrebbe diventare un nuovo potente strumento per la ricerca storica
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