Kenobit

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@informapirata @kathsone @fediverso

Però un conto è l'istanza, che se non ti piace puoi cambiare, un altro è un sito che si chiama mastodon.it (cosa già discutibile di per sé) e che si presenta come punto di riferimento per il Fediverso italiano e appare nelle ricerche alle persone interessate.

Questo secondo me è criticabilissimo. Io non voglio più avere nulla a che fare con quel giro, perché è tempo perso, ma non mi stupisce che la gente inizi a notarlo.

Quella non è decentralizzazione.

@luca @mario @_elena @simone @gazzettadelcadavere @DigiDavidex @informapirata @privacypride

Discorso interessante. Al momento è difficile, ma secondo me il futuro è la decentralizzazione, anche per content creator (che non sarebbe più content). Peertube è un caso interessante perché è perfetto per i progetti individuali o di gruppi ma è un po' debole come "grande istanza pubblica" dove si crea un problema di qualità, spazio e moderazione.

@dreamos82 @damtux

Se avessi un locale, più che creare un account su un'istanza con l'obiettivo di promuovermi, creerei un'istanza come punto di ritrovo per i miei clienti (immaginando di avere una birreria).

Perché il problema della promozione è che, salvo rarissime eccezioni, non interessa a nessunx (ed è un problema presente anche sui social classici).

Bisogna ripensare l'approccio, secondo me.

@dreamos82 @damtux

Chiarisco, non vedo niente di male nell'atto di promuoversi, soprattutto sul Fediverso, dove ci sono istanze dove è consentito (e dove volendo puoi crearti la tua istanza).

Quello che intendo è che secondo me, sui social commerciali come sul Fediverso, avere un account promozionale per un locale/attività non è molto utile, proprio in termini di resa/impegno.

Concordo su quel che dici sul contesto comunitario, ma aggiungo un dettaglio. ->

@damtux @dreamos82 @filippodb

Sulla promozione delle attività c'è una questione che secondo me esula dal Fediverso.

Ad aver mescolato lavoro e socialità sono state piattaforme come Facebook, perché prima negozi e attività potevano esistere totalmente offline.

La domanda che pongo è: "è davvero necessario e desiderabile promuovere un'attività sulla piattaforma che si usa per svagarsi?"

Non ho nulla contro la promozione, personalmente, ma credo che Facebook ci abbia "abituato male".