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@d_von_bern

Non è che tutti quelli che usano lo schwa siano dei linguisti, a volte viene usato a cazzo di cane, più come simbolo identitario che come simbolo linguistico.

E, comunque, usarlo come si deve è parecchio complicato, avevo letto in libro di Vera Gheno alcune regole grammaticali per il suo utilizzo e non erano affatto semplici. Molti pensano che basta metterlo in fondo alla parola e fine.

on Paolo Desogus · c/politica · 1 pts · 80d

@emama

"mentre in Cina vige un sistema monopartitico che nella nostra cultura è considerato sinonimo di dittatura".

Già... chissà come c'è venuto in mente di stabilire una correlazione così ardita.

Leggendo questo post ho pensato "ma chi è 'sto Desogus?".

È un professore universitario di letteratura italiana.

Quindi diciamo che queste sue opinioni hanno l'autorevolezza di un saggio di Mario Draghi sui Promessi Sposi.

Per completezza va aggiunto che Mario Draghi fino ad oggi non ha ritenuto fosse il caso di farci avere una sua analisi sul personaggio della monaca di Monza, e di questo penso dovremmo essergli grati.

@emanuelegori @devol

Ma non è vero...

Tra l'altro l'articolo che hai condiviso parla di altro, parla della ricondivisione di foto o video che io ho mandato su WhatsApp. In pratica, io ti mando un mio video privato su WhatsApp e tu lo fai girare.

Nel post originale si parla di video fatti in pubblico o in luoghi aperti al pubblico che non sono neanche stati condivisi.

Io non penso proprio che quel cartello abbia un qualche valore legale.

In Italia gira questa idea che uno mette un cartello "è vietato..." e quella cosa diventa vietata per davvero. Un cartello può RICORDARE che una cosa è vietata a norma di legge ma non può vietare cose così... perché a qualcuno è venuta voglia di vietare.

Se la vendita di quegli occhiali è permessa nessuno può vietarmi di usarli.

Altra cosa è la pubblicazione dei video che faccio con quegli occhiali.

Ripeto, la legge sulla privacy è una cosa complicata, le leggi in genere sono cose complicate perché spesso tutelano diritti in contrasto tra loro e quindi di volta in volta il giudice è chiamato a decidere quale prevalga in una determinata situazione.