𝗣𝗮𝗽𝗮𝗴𝗻𝗼: variante maschile di 𝗽𝗮𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮, termine centro-meridionale per indicare una botta violenta, un pugno o un ceffone sul viso (dal Diz. Olivetti on-line).

𝗣𝗮𝗽𝗮𝗴𝗻𝗼: variante maschile di 𝗽𝗮𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮, termine centro-meridionale per indicare una botta violenta, un pugno o un ceffone sul viso (dal Diz. Olivetti on-line).

Incuriosita, ho fatto una piccola ricerca, scoprendo che "papagno/a" indica il 𝘗𝘢𝘱𝘢𝘷𝘦𝘳 𝘴𝘰𝘮𝘯𝘪𝘧𝘦𝘳𝘶𝘮 o papavero da oppio.

Anzi, il significato di "cazzotto, forte sberla" si rifà proprio allo stordimento che segue l'assunzione di questo papavero. Insomma, è un colpo che ti manda ko.

@cultura @troppacaffeina

#ItalianoInsolito

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14 Comments

elettrona@poliversity.it · 1 pts · 7d (12 replies)

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina da noialtri disemo "varda che te dao na papina!" O "un papon". Semo là.

d_von_bern@mastodon.uno · 1 pts · 7d (11 replies)

@elettrona @cultura @troppacaffeina

O uno "stramusón da farte girar par 'na settimana". 😵

elettrona@poliversity.it · 1 pts · 7d (5 replies)

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina Poi ce ne è una di molto più sottile: "varda che te mando in leto coi calcagni par da drìo!"
Certo si fa prima a dire "varda che te masso" (ti ammazzo) però questa è sottile, perché "i calcagni per didietro" non è così ovvio come sembra. Non indica come è formato il piede, ma la posizione: quando uno è morto, lo si porta via con la testa rivolta verso il mondo esterno. Perciò i talloni sono rivolti indietro (verso la casa da cui esce)

d_von_bern@mastodon.uno · 1 pts · 7d (3 replies)

@elettrona @cultura @troppacaffeina

Quella dei "calcagni par de drio" era la minaccia di mia nonna a mia mamma e ai suoi fratelli, quando erano piccoli. Mia mamma dice che ne avevano il terrore.

elettrona@poliversity.it · 1 pts · 7d (2 replies)

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina il fatto è che mica ti spiegano cosa vuol dire una cosa. Te la dicono e basta. Non so se "varda che te masso" avrebbe avuto lo stesso effetto.

d_von_bern@mastodon.uno · 1 pts · 7d (1 reply)

@elettrona

Ecco... la minaccia "te masso" mai sentita, credo. "Te cópo" è decisamente più usata. 😉

@cultura @troppacaffeina

elettrona@poliversity.it · 1 pts · 7d

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina è più diffusa "te copo!"
"te masso" l'ho sentita solo in una specie di filastrocca. Non ricordo bene a cosa si riferisse ma era tipo "pin pin, soto el me camin, soto el me palasso, scampa via se no te masso!"

flaviotorba@mastodon.uno · 1 pts · 7d

@elettrona @d_von_bern @cultura @troppacaffeina da me (RC) si preferisce la metafora dellobitorio di "ti fazzu nesciri a pedi p'avanti" (farò in modo che tu esca da qui con i piedi in avanti, come su una barella)

elettrona@poliversity.it · 1 pts · 7d (4 replies)

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina ma stramuson è anche quando stringi troppo forte. Un strucon è un abbraccione. Un stramuson quando te ne do uno di così forte che ti scompiglio tutto.
Se te vanto, te ne ciapi tante, do a volta fin che no porta disparo!

d_von_bern@mastodon.uno · 1 pts · 7d (3 replies)

@elettrona

E chi non ricorda il famoso "struca el boton" di zia Mara? Qui forse sarebbe più facile sentire "schissa el boton", ma il risultato non cambia.

L'espressione "te fago le gengive orfane" l'ho sentita in un video di Francesca Michielin. Qui mai sentita! In una zona dove le parole cambiano da un paese all'altro, seppur confinanti, Bassano è lontano anni luce. 😉

@cultura @troppacaffeina

elettrona@poliversity.it · 1 pts · 7d (2 replies)

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina da me inciampare si dice ingambararse o scapussarse. Un mio collega di origine vicentina dice "varda che te te intrabuchi!"

d_von_bern@mastodon.uno · 1 pts · 7d (1 reply)

@elettrona

Inciampare qui diventa "scapusàr" o "strabucàr".

@cultura @troppacaffeina

elettrona@poliversity.it · 1 pts · 7d

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina Se pensi che una volta avevo un collega che balbettava un po'; quando provava ansia, stress, emozioni forti soprattutto.
Insomma c'era uno scalino di quelli piccoli, stupidi, mezze trappole. Lui mi stava accompagnando, e mi fa: va, va, varda che te te sca... te te sca...
Io boom! Per terra.
E lui: te, te, te disevo... che te te sca... scapussavi!
E io: ma se ti, se ti te fussi manco balbo, mi stavo ancora in piè! Ovviamente avevamo sufficiente confidenza per dircele, prenderci in giro senza ferirci.

franzhblake@mastodon.uno · 1 pts · 7d

@d_von_bern @cultura @troppacaffeina la “papagna” era un decotto di papavero che si dice venisse dato dai genitori ai figli piccoli per calmarli.. da qui, presumendo che lasciasse degli strascichi in età adulta, una persona “rintronata” era stata “impapagnata” da piccola..